22. Il pericolo della ricchezza

Introduction
Reading and understanding the Gospel
Theological and Spiritual Teaching
Reading and Meditation

1. Accoglienza

In generale, l’uomo è attaccato a ciò che può possedere, al denaro e ai beni materiali, perché tutto questo gli permette di vivere confortevolmente. Come può infatti affezionarsi alle cose spirituali che non ha mai sperimentato e che alcuni considerano pura immaginazione? È possibile che la nostra sicurezza si trovi solo in Dio? Qual è la tua esperienza con il denaro e il possesso di beni materiali? Una delle lezioni che ci offre la vita reale è che l’eredità è una delle principali cause di conflitto all’interno di una stessa famiglia. Ad esempio, nel cap. 27 della Genesi si parla del conflitto fra Giacobbe e suo fratello Esaù. Hai mai vissuto un’esperienza positiva o negativa su questo aspetto? Hai mai pensato di rinunciare a tutto per consacrarti alla missione? Saresti capace di vivere una tale vocazione? Questo tema dell’uso dei beni materiali nella vita rientra nell’ambito dell’etica sociale secondo l’insegnamento della Chiesa. Quest’ultima, infatti, ci insegna ad essere solidali gli uni con gli altri, promuove la solidarietà tra ricchi e poveri e insegna che i comandamenti di Dio sono il fondamento dei valori sociali e dei diritti umani attraverso i secoli. Questo è ciò di cui parleremo nel nostro incontro di oggi.

2. Lettura e spiegazione del Vangelo

Il giovane ricco (Mt 19, 16-26)

16Ed ecco, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». 17Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, 19onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». 20Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». 21Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». 22Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze. 23Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. 24Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 25A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». 26Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».

2.1. Spiegazione

Il Vangelo di oggi ci racconta la storia di un giovane ricco che possedeva molti beni (Mt 19,16-22) e dell’insegnamento di Gesù ai suoi discepoli sul pericolo della ricchezza (Mt 19,23-26).
Il testo del Vangelo inizia con una domanda esistenziale e fondamentale che riguarda ognuno di noi: cosa devo fare per ottenere la vita eterna? Questo interrogativo indica che un profondo desiderio interiore è presente nel cuore della maggioranza dei giovani che cercano la loro vocazione; infatti, a questa età si costruisce il proprio progetto di vita. La risposta di Gesù è che devono rispettare i comandamenti, che trovano la loro sintesi nel comandamento dell’amore.
L’uomo di oggi non sopporta gli ordini e tende a tenersi lontano da tutti gli obblighi e le leggi esteriori. Questo è in parte dovuto alle scienze psicologiche e sociali che si concentrano sull’”io”, sui desideri interiori, lasciando che ognuno si evolva secondo il principio della libertà. Tuttavia, il contesto teologico in cui si inseriscono i Dieci Comandamenti garantisce un pensiero morale per il mondo di oggi, trasmettendo parole profonde, valori inestimabili per il bene dell’uomo. Questi valori sono:

– avere coscienza della presenza di Dio e della sua azione nel mondo;
– dare un valore sacro al tempo;
– bilanciare lavoro e riposo;
– aiutare le coppie ad avere una relazione equilibrata;
– promuovere l’aiuto reciproco tra i membri della famiglia;
– rispettare il diritto alla vita e la dignità della persona;
– rispettare le persone e i loro beni.

Da questi valori scaturiscono alcuni diritti che si collocano in un inquadramento giuridico:

– il diritto ad avere una relazione diretta e personale con Dio;
– il diritto a far rispettare la propria fede e i propri simboli religiosi;
– il diritto alla pratica religiosa e alla scelta della propria religione;
– il diritto al riposo e alla scelta della qualità della vita;
– il diritto della famiglia e di tutti i suoi membri;
– l diritto alla vita dal suo inizio alla sua fine;
– il diritto alla proprietà privata, ecc.

Appare chiaro che, in generale, il giovane ricco non aveva alcun problema ad osservare i comandamenti. Tuttavia, era troppo attaccato alle ricchezze e al denaro; osservava i comandamenti sociali, la seconda parte dei dieci comandamenti, ma aveva trascurato i primi tre, quelli che riguardano l’amore di Dio. Quel giovane viveva senza problemi la sua vita sociale, ma aveva fatto della sua ricchezza un fine ultimo, quindi non aveva riposto la sua speranza in Dio. La volontà di Cristo è di dare la priorità al Regno di Dio nella vita dei credenti; di conseguenza, tutte le altre preoccupazioni familiari o materiali passano in secondo piano. San Paolo afferma: “Se anche donassi tutti i miei beni per sfamare i poveri […] ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe” (1 Cor 13,3).

La chiamata del giovane ricco a seguire Cristo non ha portato al risultato sperato, ma è diventata un’occasione per insegnare ai discepoli una lezione sul pericolo della ricchezza, che rende il suo padrone schiavo. Dio, infatti, ha creato l’uomo perché sia libero, vivendo nella sua grazia e usando il denaro come un mezzo e non come un fine.

2.2. Attualizzazione

La chiamata di Cristo al giovane ricco a seguirlo significa che i ricchi non sono esclusi dal Regno di Dio “per difetto”. La ricchezza non è un ostacolo che blocca l’accesso al Regno, ma può rappresentare un pericolo di cui le persone devono essere consapevoli e che devono riuscire a superare, se vogliono entrarvi. Ciò che è importante per Dio è orientarci nella giusta direzione che guida il nostro cuore e dà senso alla nostra vita. Gli “accordi” con Dio sono sempre vantaggiosi; infatti, Gesù ha detto che pochi semi seminati in un terreno buono rendono alcuni trenta a uno, altri sessanta, altri cento a uno (Mt 13,8-23).
Quando ci liberiamo di tutto, Dio ci arricchisce con i suoi doni; quindi, confidare nella sua provvidenza paterna è più vantaggioso per noi che affidarci alle nostre sicurezze umane. Mi hanno raccontato la storia di una bambina che, quando morì, andò con la sua bambola in cielo; voleva entrare lì con il suo giocattolo. Ma poiché San Pietro glielo proibiva, cominciò a piangere forte. Arrivò la Vergine Maria, la prese per mano e la fece entrare con la sua bambola. Quando la bambina vide il trono celeste, però, fu attratta dall’amore di Dio e lasciò cadere la bambola. La morale di questa storia è che dobbiamo lasciare che il nostro cuore sia attratto dalle cose di lassù, dalla dimensione spirituale; così, diventeremo gradualmente consapevoli che tutto ciò che appartiene alla dimensione terrena è mondano e vano.

3. Insegnamento teologico e spirituale

L’etica sociale – La dottrina sociale della Chiesa

La fede cristiana pone l’amore al di sopra di tutti i comandamenti, secondo l’insegnamento di Gesù. Vivendo questo amore, l’uomo cerca il bene del suo prossimo. È anche dovere del credente non trascurare le sue responsabilità quando ha la possibilità di contribuire al bene della sua comunità e della società. In questo senso, la Chiesa svolge un ruolo di educazione sociale. Oggigiorno, questo insegnamento è essenziale, considerando l’apertura di tutti i popoli gli uni verso gli altri e le responsabilità globali nei confronti dell’ambiente, dell’economia, ecc. La dottrina sociale della Chiesa illumina i credenti rispetto ai loro doveri e ai loro compiti nella vita quotidiana.
La Chiesa ha riunito tutti i suoi insegnamenti in un Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica e lo ha messo a disposizione di tutti coloro che vogliono seguirne i precetti. Ecco i suoi principi più importanti:
La dignità dell’uomo è la caratteristica principale che deve essere salvaguardata, così come Dio ha sempre agito dalla creazione del mondo. Ogni persona è creata a immagine e somiglianza di Dio; perciò dobbiamo rispettare la vita, ogni singola vita, che nessuno ha il diritto di toccare; anche quella della persona più debole, dal malato grave all’embrione nel grembo materno. Inoltre, tutti gli esseri umani sono uguali perché godono tutti della stessa dignità garantita da Dio. Non c’è differenza di dignità tra l’uomo e la donna, tra il padrone e un suo dipendente, tra chi ha la cittadinanza e lo straniero.
Il principio del bene comune è alla base del nostro pensiero sulla proprietà dei beni materiali. È ovvio che l’individuo ha il diritto di possedere dei beni e di goderne come vuole; è una forma di garanzia della sua libertà. Tuttavia, questo diritto non è assoluto, perché deve farci pensare agli altri e incoraggiarci a lavorare per il bene comune. La Chiesa insiste sulla necessità di aiutare i poveri, i sofferenti e i deboli, come ha fatto Gesù stesso.
Possiamo anche concentrarci sul principio di solidarietà e incoraggiare il lavoro di gruppo; la Chiesa ha una storia ricca di esperienze e testimonianze in questo campo.
La Chiesa, inoltre, non dimentica di dare il suo contributo ad un problema molto attuale: la salvaguardia dell’ambiente, che è un dono di Dio Creatore. Anche se l’uomo esercita il suo dominio sul mondo, tale dominio deve essere un servizio e non una spoliazione. L’uomo deve vigilare sulla protezione di questo mondo che gli è stato affidato da Dio, come regalo da proteggere.
La Chiesa si adopera anche per lo sviluppo umano e il progresso dell’uomo e dei popoli. A questo scopo, offre il suo contributo in vari campi, come l’educazione e l’istruzione la medicina e nel proteggere la salute. Ma sa anche, come diceva Papa Benedetto XVI, che il migliore strumento per lo sviluppo dei popoli è l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo.

4. Leggere e meditare

Lettura da San Basilio Magno (+379)

Ricchi e poveri

Cosa risponderai al giudice giusto, tu che decori le pareti della tua casa ma non vesti il tuo prossimo? Tu che copri di paramenti i tuoi cavalli ma non degni di uno sguardo il tuo fratello sofferente? Tu che lasci marcire il tuo grano e non dai da mangiare agli affamati? Tu che sotterri il tuo oro e non corri per soccorrere abbandoni gli oppressi al loro destino?
Forse risponderai: cosa ho fatto di male nel tenere per me ciò che mi appartiene? In nome di Dio, dimmi: che cosa ti appartiene? E a chi lo hai sottratto per poterlo possedere, durante tutta la tua vita? Quando dici questo, assomigli a quell’uomo che sta seduto in un teatro pubblico e proibisce agli altri di entrare, in modo che possa godersi lo spettacolo da solo, come se fosse di sua proprietà, mentre appartiene a tutti quanti. È quello che fanno i ricchi: presuppongono che i beni comuni appartengano a loro, per la sola ragione che se ne sono appropriati prima degli altri.
Se ognuno prendesse solo il necessario per soddisfare i propri bisogni e lasciasse il superfluo a chi non ha niente, non ci sarebbero più né ricchi né poveri sulla terra. Tu che ti accaparri tutto quello che ti capita a tiro, non pensi di essere ingiusto verso il grande numero di bisognosi che privi del necessario? Chi è l’uomo che può essere accusato di rubare alla comunità? Non è forse colui che si appropria di ciò che è destinato a tutti? Non stai forse rubando alla comunità se ti appropri di quello che ti è stato dato al fine di distribuirlo agli altri? Chiamiamo ladro chi ruba i vestiti ai viaggiatori. Merita forse un altro nome chi non veste un bisognoso che non ha altro che la nudità per coprirsi?
Il pane che nascondi nella tua cantina appartiene all’affamato; il vestito che tieni chiuso nel tuo armadio appartiene a chi è nudo; le scarpe che non usi appartengono a chi ha i piedi nudi; l’oro che seppellisci appartiene al bisognoso. Sei quindi ingiusto verso coloro che potresti aiutare ma non lo fai.
(Omelia 6)

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